I voli di Fru in Lombardia

I voli di Fru: luoghi draghi in Lombardia8 min read

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I voli di Fru: luoghi draghi Lombardia inaugura la mia rubrica di viaggi.

Come già sapete, i Pickdrake nascono come famiglia nomade. Solo di recente, ci siamo fermati a Castel Casteldrake perchè lavoro al DragOne, poi ho conosciuto Cru e… Andiamo d’accordo, ecco!
Ma prima di abitare al Pickapanno, ho viaggiato molto e ho conosciuto parecchi draghi che popolano le leggende dei duepiedi.

Oggi vi parlerò dei draghi leggendari della Lombardia, siete pronti?

Il drago del lago di Gavedùu

Siamo in Val Lunga a 2018 mt sul livello del mare.
Qui, in una conca, ai piedi del Pizzo della Scala c’è un laghetto misterioso: un giorno c’è e un altro sparisce…
Magia? Un buco nel terreno? Siccità?
Ma no, ragazzi! Semplicemente Little Lakedrake, antenato del simpatico Nettuno, è un drago d’acqua che vive in questo microlaghetto, il Gavedùu, dal diametro di 30 metri e profondo soltanto 2.
Little è un drago particolare: vive nella pozza d’acqua ma, di tanto in tanto, preso dalla sete, se la beve tutta d’un fiato.
A quel punto si rende conto di non avere più una casa e, su una nuvola, aspetta che il laghetto si riformi.

Il lago di Gavedùu
Il lago di Gavedùu

A Campodolcino: Moby e Achab

Spostiamoci ora nella diga di Campodolcino (SO) con un altro drago acquatico: Moby Lakedrake.
Affascinato dai racconti di Moby Dick, la balena bianca, sulla sua eterna lotta col capitano Achab, Moby si era eletto a protettore del lago.  Se qualcuno osava andare a pesca sulla sua superficie, veniva scaraventato in acqua e costretto a tornare a nuoto.
Finché il paese decise di affrontare la questione. Trovò un pescatore coraggioso che, in barca, raggiunse il centro del lago e gettò l’amo.
Moby comparve, furioso, facendo ribollire l’acqua ma il pescatore non si scompose e continuò a fissare l’amo.
Moby capì di aver trovato il suo Achab, un capitano in grado di tenergli testa.
Memore della storia che conosceva a menadito decise che era un peccato combattere in eterno. Pensò che fosse più saggio diventare amici.
Discussero animatamente in mezzo al lago. Inscenarono uno scontro per gli abitanti del paese che li seguivano dalla riva. Dopotutto, il pescatore voleva essere considerato un eroe e Moby ci teneva a mantenere la sua fama di rovesciatore di barche.
Alla fine il drago si inabissò dando l’idea di essere stato sconfitto.
In realtà Moby e il pescatore divennero amici per la pelle e, durante la pesca notturna, si raccontarono un sacco di cose.

Il lago azzurro di Campodolcino
Il lago azzurro di Campodolcino

Il “drago” di Grosotto

A Grosotto (SO) invece un malinteso ha fatto sì che la paura dei draghi dilagasse per le valli.
Sull’Alpe Piana, tra Grosio e Grosotto, viveva un’idra e non un drago a tre teste, come si narra.
Infatti i draghi, salvo rarissime eccezioni, hanno un’unica testa.
Quest’idra aveva messo a fuoco interi greggi di armenti e pastori, rendendo l’alpe un luogo deserto in cui nessuno osava avventurarsi.
Un esercito venne pagato per debellare il mostro ma inimicizie tra i soldati fecero fallire la missione.
Poi un baldo cavaliere chiese oro e gioielli per compiere l’impresa ma sparì col bottino.
Infine un toro possente venne ingrassato per fronteggiare il “drago a tre teste” ma, arrivato all’imbocco della valle, patteggiò con il mostro che sparì.
Chissà come l’avrà convinta? D’altronde l’idra è così volubile, con tutte quelle teste a cui dar retta…

L'idra ha troppo teste a cui dar retta
L’idra ha troppo teste a cui dar retta

I draghi aurei di Paniga

A Paniga fino al Settecento c’era una miniera d’oro, il cui ingresso è ancora oggi visibile dalla radura in cui passa il sentiero che da Paniga sale a Porcido.
E’ facile trovare il punto esatto perchè c’è anche una grossa quercia.
Qui, si narra, abitasse una stirpe di draghi… Certo che sì: gli Oakdrake!
Enormi e color verde cupo, con una cresta sul dorso e la lingua biforcuta, i maschi. Mentre più piccole, con gli occhi fiammeggianti e in grado di mimetizzarsi con pietre, tronchi e foglie, le femmine.
La gente del posto li temeva perché pensava fossero malvagi e danneggiassero le colture.  Ma, ad una più attenta osservazione, si accorsero che si cibavano solo di insetti (cosa che tra l’altro tornava molto utile) e temevano l’uomo.
Gli Oakdrake rimasero nella miniera finché non si esaurì e poi si dispersero nei boschi.
Fungo, il papà di Bio, alle radici del suo albero genealogico ha gli Oakdrake.
Anche i Pickdrake hanno antenati appartenuti a questa famiglia… E ne andiamo molto fieri!

Porcido, un tesoro di paese
Porcido, un tesoro di paese

Il drago di ferro di Roccascissa

Roccascissa vi dice nulla? Siamo in Valtellina in epoca medievale e, sulla rupe di Roccascissa, c’era un castello.
Apparteneva a Goffredo de’ Capitanei che l’aveva ereditato dallo zio, a patto che lo usasse per portare pace e concordia e non come strumento di sopraffazione.
Goffredo giurò ma il suo cuore seguì altre strade: voleva potere e fama, tutto e subito!
Per ottenere ciò fece costruire un drago di ferro da mettere sulla torre del castello e, con il suo odio, gli diede vita.
Il drago doveva proteggere il castello dalle minacce e, per questo, sputava fuoco su chiunque si avvicinasse alle mura.
In questo modo, Goffredo si sentiva al sicuro ma, un giorno, la moglie, a sorpresa, decise di fargli visita al castello.
Lei era l’unica che Goffredo amasse ma, appena si avvicinò al portone si trovò avvolta dalle fiamme.
Il drago aveva obbedito ma l’unica gioia della vita di Goffredo era bruciata.
Il castello, così come il suo cuore, andarono in mille pezzi. Chi troppo vuole nulla stringe…

Il castello di Roccascissa
Il castello di Roccascissa

La Preja Buia di Sesto Calende

A Sesto Calende, secoli e secoli fa, viveva un pescatore con la moglie e due bambini.
Un giorno mentre rientrava dopo una giornata di pesca molto faticosa, vide una luce brillare nel cielo: Venere.
Da quel bagliore emerse una figura femminile che lo lasciò senza parole: era bellissima, con la pelle candida, i capelli lunghi e neri.
Il pescatore se ne innamorò all’istante.
La moglie se ne accorse ma non gli diede troppo peso. Diversamente, Giove furioso, sottoforma di una nuvola minacciosa, scatenò tutta la sua ira sul pescatore, trasformandolo in un drago.
Quando Venere si presentò al consueto appuntamento vide la creatura e capì chi fosse quel drago.
Pianse disperata e decise di vendicarsi: voleva distruggere tutto.
Lusingò il drago con carezze e lo nutrì con erbe che ne alimentavano il fuoco.  Gli ordinò di bruciare e distruggere tutto quel che circondava il lago.
Presto le fiamme raggiunsero Sesto Calende e la casa del pescatore.
Sua moglie si gettò sui figli per proteggerli ma le fiamme li divorarono.
Per tre giorni la tempesta di fuoco divampò intorno al lago per spegnersi il quarto giorno.
Quando gli abitanti tornarono nella cittadina trovarono i corpi della donna e dei suoi bambini carbonizzati.
Una luce accecante trasformò quei corpi in una chioccia d’oro con pulcini anch’essi d’oro.
Per ricordare questo gesto d’amore, il masso detto la Preja Buia è diventato il simbolo della maternità e le mamme di Sesto Calende raccontano ai loro figli di averli trovati sotto la chioccia d’oro…

La Preja Buia è simbolo della maternità
La Preja Buia è simbolo della maternità

Tarantasio e Milano

Tarantasio era un drago leggendario che terrorizzava la zona di Lodi. Divorava i bambini, fracassava le barche e aveva un fiato pestilenziale che causava la febbre gialla.
Si narra che abbia dato origine alla città di Milano.
Abitava nel lago Gerundo, specchio d’acqua salmastra, paludosa e poco abitata. Era il mostro di Loc Ness della Pianura Padana.
Un drago serpentiforme ed, inspiegabilmente, crudele.
Tanti avevano provato ad ucciderlo ma uno solo ci riuscì: il capostipite della famiglia Visconti, Umberto, che ne fece il simbolo della sua dinastia.
Dopo la sua morte il lago si prosciugò e venne bonificata la palude.

La carcassa di Tarantasio pare sia incastonata in una chiesa e tracce di lui si trovano ovunque a Milano: il biscione dragone è nello stemma della città; il suo volto è nelle fontane che popolano i giardini milanesi; lo troviamo nel marchio dell’Alfa Romeo e della Fininvest; è tra le sculture del Duomo; il cane a sei zampe dell’Agip pare sia proprio lui e il suo alito pestilenziale nient’altro che metano e… Guardate un po’ cosa ho trovato alla mostra di Keith Haring a Palazzo Reale!

Keith Haring in mostra a Milano
Keith Haring in mostra a Milano

San Giorgio a Pusiano (CO)

A Pusiano (CO) ritroviamo San Giorgio che con lo stesso stratagemma utilizzato a Selem,  sconfisse Furia Oscura, un drago molto molto arrabbiato con tutto e tutti.
Dovete sapere che anche tra i draghi capita che qualcuno perda la testa e questo ne è un esempio.
Ma i dolcetti di sambuco anche qui hanno fatto il loro dovere e San Giorgio ha potuto mantenere intatta la sua fama di uccisore di draghi.
R.I.P. Furia, non ti dimenticheremo…

Il lago di Pusiano
Il lago di Pusiano

Bene, come avrete notato di posti belli da vedere ce ne sono tanti e vi prometto di raccontarvi tutti quelli che conosco!
Voi, però, dovete trovare il tempo di andarci perché, ne sono certa, vi piaceranno!

 

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