I voli di Fru in Toscana

I voli di Fru: luoghi draghi in Toscana10 min read

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I voli di Fru: luoghi draghi in Toscana è il secondo post della rubrica che tengo per il blog dei Casteldrake.
Nel primo avevamo parlato della Lombardia, ora ci spostiamo in Toscana.

Regolo e la sua passione per i mulini

Siamo nel territorio della provincia di Grosseto, una zona ricca di luoghi che hanno come protagonisti i draghi… Chissà perché?
Vicino a un mulino sulle rive del fiume Albegna viveva un mugnaio che, spesso, era distratto dal suo lavoro a causa di rumori sospetti.
Rumori di catene striscianti che, in alcuni giorni, si sentivano più lontani mentre in altri assai vicini.

Un giorno li sentì talmente vicini che si voltò di scatto e colse Regolo di sorpresa.
Regolo era, ed è ancora, un drago con il tronco rugoso, squame d’osso come quelle delle tartarughe, una testa grossa, due corna abbozzate e con un fiato pestilenziale.
Un drago goloso di farina, rumoroso anche se innocuo.
Ma questo il mugnaio non poteva saperlo così quando lo vide si armò di una mazza di legno e lo colpì ripetutamente con l’intento di scacciarlo più che di ucciderlo.
Il povero Regolo ci rimase così male che non riuscì nemmeno a parlare e scappò via più velocemente che potè.
Da quella volta quando si deve avvicinare ai duepiedi lo fa da invisibile e, per prenderli un po’ in giro, li spaventa con rumori sospetti e lasciando impronte di farina giganti sull’uscio delle loro case.

Il fiume Albegna
Il fiume Albegna

La Madonna del Drago

Ci troviamo sempre nel grossetano e, a guardia del confine tra Castel del Piano e Seggiano c’è una madonnina coperta di rovi e sterpaglie.
La sua storia è legata a quella di un drago e, per questo, è nota come la Madonna del Drago.

Lungo questa strada, un tempo, passavano quelli che portavano le merci al monte Amiata ma, arrivati a questo punto, si facevano il segno della croce per paura delle leggende che circolavano sulla zona: streghe, fantasmi ma soprattutto un drago serpente terribile che terrorizzava chiunque passasse di là.

Una notte, un sacerdote a dorso del suo mulo, percorreva la strada in fretta e furia per raggiungere il paese.
Preso dalla sua missione, non si fermò lungo la strada. Questo fece indispettire il drago che dal terreno fece uscire la sua lingua biforcuta.
Il mulo si spaventò e disarcionò il suo cavaliere, lasciandolo in balia di quella lingua infernale.
A quel punto una figura femminile, circondata da una luce brillante intervenne a difesa del povero sacerdote.
Affrontò il drago, lo sgridò come una mamma con i propri figlioletti e lo rimandò nella fessura da cui era uscito.
Una madonna? Una fata? Non lo sappiamo con certezza ma servì ad ammansire il Drago di Seggiano.

Anche oggi la gente si ferma e fa il segno della croce ma non più per paura ma per ringraziare la Madonna del Drago… E il drago? Dalla sua fessura, guarda i passanti ma non osa più intimorirli.

Il borgo di Seggiano
Il borgo di Seggiano

San Guglielmo e il drago

In Pian d’Alma c’era una sorgente che dissetava le popolazioni vicine.
Questo finché nella grotta vicino alla sorgente arrivò un drago che decise di appropriarsene. Purtroppo, anche tra i draghi esistono i prepotenti come dappertutto!

Per potersi abbeverare, gli abitanti della zona dovevano portargli in dono cibo e compagnia.
Eh già, il drago era prepotente ma si sentiva solo e aveva bisogno di parlare con qualcuno, di tanto in tanto.
Forse fu qui il malinteso: gli abitanti credevano che i ragazzi richiesti fossero il cibo!
Per questo si rivolsero a San Guglielmo, ex Duca d’Aquitania, che dopo le sue imprese in Terra Santa, si ritirò alla vita monastica nell’eremo di Malavalle.
Lui, impavido, si diresse alla grotta. Qui trovò il drago che imprecava sputando fuoco per una ferita alla zampa che gli impediva di reggersi in piedi.

Guglielmo, anziché brandire la spada come qualsiasi bellimbusto senza cervello, evitò le fiamme e raggiunse il ferito.
Lo tranquillizzò proponendogli di curarlo.
Raccolse un’erba che cresceva rigogliosa intorno alla grotta e che aveva poteri medicamentosi.
Preparò una tisana con la polvere di sasso perchè il drago fosse impegnato a fare altro mentre lui gli medicava la ferita.
Lo convinse, poi, a rilasciare i giovani che teneva come compagni di chiacchiere e si propose come suo amico.
Anche perchè le persone impaurite non sono molto loquaci, non trovate?

Il drago accettò e, col tempo, comprese anche che l’acqua bastava per tutti e non c’era bisogno di impedire alla gente di accedere alla fonte.
Lui e San Guglielmo divennero ottimi amici.

Ancora oggi esiste una pietra con l’impronta del gomito di San Guglielmo e quella sulla quale il santo usava sedersi per rilassarsi durante i pomeriggi trascorsi a chiacchierare.
L’erba miracolosa è l’agrimonia ma è più conosciuta come erba di San Guglielmo.
C’è anche, ma confesso di non averla mai provata, una tisana di polvere di pietra che sembra non finisca mai… Magia di San Guglielmo?

Rovine dell'antico eremo di Malavalle
Rovine dell’antico eremo di Malavalle

 

Il Drago di San Mamiliano

L’isola di Montecristo (LI) è famosa per il Conte vendicativo ma fu teatro anche di quel che sto per raccontarvi.
San Mamiliano, vescovo di Palermo, per sfuggire ai Vandali, prese una barca e, con altri quattro compagni, approdò sull’isola di Montecristo.
Risalirono le pendici della Fortezza e trovarono una grotta in cui rifugiarsi.

Qui abitava Edmondo, un drago solitario e tranquillo.
Quando capì che qualcun altro ambiva alla sua grotta, anziché difenderla ad ogni costo ebbe paura e si spostò nella parte più buia fino a che non rimase incastrato fra le rocce.
Il drago non ebbe il coraggio di chiedere aiuto a quegli sconosciuti.
Ma un giorno, il buon Mamiliano decise di perlustrare la caverna e, quando con la torcia illuminò Edmondo rimase senza parole.
Per fortuna il drago ebbe la prontezza di sorridere e salutare, facendo capire di non avere cattive intenzioni.

Passato lo stupore, Mamiliano vide che la bestia era innocua ma, per toglierla da là, dovette convincere anche gli altri.
Si diedero da fare con corde, martelli e scalpelli e, dopo un paio di giorni di lavoro, Edmondo potè spostarsi.
Nessuno, però, si era accorto che il drago con la sua mole aveva bloccato per giorni il passaggio dell’acqua che dalla grotta sgorgava.
Quando il drago fu spostato, l’acqua con la sua potenza catapultò il gruppo in mezzo al mare.

San Mamiliano e i suoi furono messi in salvo dal buon Edmondo e l’isola di Montecristo si abbellì di una fonte che esiste tutt’ora.

L'isola di Montecristo
L’isola di Montecristo

La Giubilanza e il drago

A Scansano (GR) si celebra la “Giubilanza”, una festa organizzata dall’Antica Contrada del Dentro che vuole mettere in luce tutte le cose belle che il medioevo ha lasciato: misteri, invenzioni, arte e musica.
Per due giorni il paese sarà in festa, ci saranno performance artistiche, laboratori per bambini, spettacoli e danze!

E indovinate un po’ chi è stato il simbolo della Giubilanza 2016?
Bravi, un drago che porta con sè il fuoco della conoscenza e della passione!

Un giorno o l’altro convincerò Argil ad accompagnarmi alla Giubilanza di Scansano!

I cantori della Giubilanza
I cantori della Giubilanza

Il Cifero Serpente a Santa Fiora (GR)

Torniamo sull’Amiata con la favola di Santa Fiora, anche nota come la storia del Cifero Serpente.

Al convento della Selva di Santa Fiora viveva una comunità di frati.
Nello stesso luogo viveva un gigantesco drago, tale Cifero, autore di danni e misfatti.
Mangiava mucche, pecore ed altri animali facendo arrabbiare gli allevatori. Ma un drago deve pur mangiare, di tanto in tanto…
La sua bocca spalancata era un lanciafiamme e le sue narici emettevano fumo denso. Nei boschi provocava incendi di grandi dimensioni. D’altronde dormire con la bocca aperta non aiuta…
Pastori, taglialegna e frati scappavano impauriti e la zona stava diventando un posto tetro e desolato.

In quei tempi, a Santa Fiora governavano le famiglie Aldobrandeschi e Bosio Sforza.
Dall’unione delle due famiglie nacque il conte Guido, amato dal popolo e destinato a prendere le redini del comando.
I frati, disperati, chiesero aiuto a lui che si armò a puntino e provò a scacciare il drago.
Per miracolo si salvò dalla sua furia! Tornò sconvolto ma con nulla di fatto per i suoi sudditi.

Quindi organizzò una spedizione contro la bestia e pose al comando dell’operazione il mago di Arcidosso che abitava in una grotta, sulla strada che da Arcidosso porta a San Lorenzo.
La grotta esiste ancora e potete farci un salto ma attenzione a non toccare nulla… con i maghi non si sa mai!

Mago, alchimista ma anche persona saggia. Per compiere l’impresa si rivolse a San Giorgio, esperto nel campo dei draghi.
Lui gli svelò la ricetta dei dolcetti di sambuco che gli erano stati molto utili in passato.
Grazie a questi, il mago di Arcidosso riuscì a condurre Cifero lontano da Santa Fiora, in un luogo disabitato, dove non avrebbe arrecato danno a nessuno.
Poi, per convincere gli abitanti del buon esito della sua spedizione, prese la mascella di un coccodrillo e la mostrò al conte Guido.

Il paese fece una grande festa e, ancora oggi, nella sagrestia della chiesa della Trinità, nel convento della Selva, i frati mostrano orgogliosi la mascella del “Cifero serpente” sconfitto dal mago di Arcidosso.

E il Cifero?
Con la scorta di dolcetti preparati dal mago sarà ormai diventato un agnellino e non avrà più infastidito nessuno.

Il Convento della Selva di Santa Fiora
Il Convento della Selva di Santa Fiora

La Contrada del Drago a Siena 

A Siena dal 1644 si corre il Palio, una competizione tra le 17 contrade della città, che richiama le giostre equestri medievali.
Sulle pareti d’angolo degli edifici trovate le formelle delle contrade di appartenenza…
Con le mie sorelline abbiamo fatto una gara a chi ne trovava per primo 17 e ci siamo divertite un mondo!

Tra le contrade udite, udite, c’è quella del Drago.
Un drago giallo in campo rosso e verde è la sua insegna e il suo motto: “Il cor che m’arde divien fiamma in bocca“… Che poesia!
Il santo patrono è Santa Caterina da Siena e in piazza Matteotti sorge la chiesa a lei dedicata.
E’ alleata della contrada dell’Aquila (la nostra Beccochevede)

Naturalmente, ogni anno tifo per loro!

Stemma della Contrada del Drago
Stemma della Contrada del Drago

Bell in cerca del vero amore

Il lago dell’Accesa è uno specchio d’acqua con origini controverse.
Si narra sia stato creato dal vortice provocato dai buoi durante la trebbiatura del grano, in un giorno proibito, la festa di Sant’Anna.
Sul fondo di questo lago, si dice che vi sia un intero paese il cui campanile rintocca le ore notturne.

In realtà laggiù vive la dragonessa Bell, eternamente innamorata che, in cerca di un compagno, suona le campane per attirare l’attenzione dei draghi maschi che si aggirano da quelle parti.
Inutile spiegarle che anche i draghi di notte riposano… Ma lei spera in qualche drago insonne.

Difficile vederla perché si mimetizza perfettamente con le acque del lago, vive nella sua piccola atlantide popolata di pesci e piante lacustri.
Io credo che ad Ariel piacerebbe molto… Voi no?

Il lago dell'Accesa
Il lago dell’Accesa

Le padule di Castiglione

Uomini e draghi non sono sempre in lotta.
Ci sono esempi di collaborazione come nelle padule di Castiglione nella riserva naturale di Diaccia Botrona (GR).
Qui dragoserpenti di dimensioni spropositate si accompagnavano spesso all’uomo e lo aiutavano nella raccolta delle cannucce, delle erbe palustri, di paglia e scarzolo.

Oggi succede molto meno, non tanto perchè ci sia dell’attrito quanto perchè l’avvento di macchinari moderni fa sì che non si debbano utilizzare i draghi per i lavori più pesanti.
Vengono, invece, utilizzati per perlustrare la riserva naturale e proteggerla da vandali e bracconieri.

Le padule di Castiglione
Le padule di Castiglione

Il drago dei Tarocchi

A Garavicchio frazione comunale di Capalbio (GR), esiste un parco artistico ideato da Niki de Saint Phalle: il Giardino dei Tarocchi.
Ventidue strabilianti figure in acciaio e cemento, ricoperte da vetri, specchi e ceramiche colorate rappresentano carte dei Tarocchi.
Nella scultura della Forza una donna doma un drago coloratissimo e brillante.

E’ una gita che vi consiglio: si cammina all’aria aperta, ci si nutre d’arte e si rimane stupiti ad ogni curva del sentiero. Fidatevi!

Undicesimo arcano dei Tarocchi: La Forza
Undicesimo arcano dei Tarocchi: La Forza

Non vi resta che preparare le valigie e mettervi in viaggio!

 

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